Un sistema lineare di equazioni in incognite può porsi nella forma
essendo la matrice dei coefficienti (m righe e n colonne), il vettore delle incognite e il vettore dei termini noti.
A fronte del sistema , le questioni che si pongono sono
A tali questioni si risponde confrontando il rango della matrice :
rispettivamente, con il numero delle righe e con il numero delle colonne di .
Il rango di una matrice è per definizione il numero massimo di vettori linearmente indipendenti che possono esserne estratti dalle righe o, in modo equivalente, dalle colonne (il fatto che questi due numeri coincidano costituisce uno dei capisaldi dell’algebra lineare). Segue da questa definizione che
Una matrice per la quale risulti verificata come uguaglianza è detta “di rango massimo”.
È ad esempio di rango massimo la matrice , per la quale si ha . Che sia lo si vede osservando che le colonne di sono tutte linearmente indipendenti. Sono anche linearmente indipendenti le prime tre righe di , ma la quarta riga è combinazione lineare delle prime tre. Non è di rango massimo la matrice per la quale si ha . Anche per , il rango può essere determinato ispezionando le colonne di e osservando che la seconda e la terza coincidono, oppure osservando che la seconda e la quarta riga di sono proporzionali, rispettivamente, alla prima e alla terza.
In base alla definizione, il rango coincide con il numero massimo di equazioni linearmente indipendenti del sistema omogeneo ; le soluzioni di questo sistema costituiscono un sottospazio vettoriale di detto “nucleo di “, rappresentato mediante il simbolo . La dimensione di tale spazio è:
Adoperando le proprietà di linearità della trasformazione è facile verificare che l’unicità della soluzione (quando questa esista) è equivalente all’annullarsi della dimensione del nucleo di .
Relativamente alla questione (2) si può pertanto affermare che:
A titolo di esempio, l’equazione con ha soluzione . Tale soluzione è unica, essendo il rango della matrice pari al numero di colonne. L’equazione omogenea ammette come soluzione, oltre al vettore nullo, il vettore assieme a tutti i suoi multipli.
Relativamente alla questione (1), l’esistenza di una soluzione per assegnato sussiste, ovviamente, se appartiene all’insieme dei valori (vettoriali) assunti da al variare di . Tale insieme prende il nome di immagine della matrice , ed è di norma indicato con la notazione . Dalla definizione di moltiplicazione riga per colonna segue che l’immagine di non è altro che il sottospazio di generato dalle colonne della matrice , e dunque
Ne segue che se l’immagine di coincide con . Pertanto,
Tale condizione non è ovviamente necessaria (si pensi ad esempio al fatto che l’equazione ammette sempre la soluzione ) indipendentemente dal rango di . Basta infatti che si trovi nell’insieme .
Un primo criterio per stabilire la risolubilità si basa sul confronto tra il rango della matrice e il rango della matrice
ottenuta orlando con il vettore colonna . Si hanno due possibilità: oppure . Se si verifica la prima possibilità, allora è combinazione lineare delle colonne di , e dunque il sistema è risolubile. Nel secondo caso, non è nello spazio generato dalle colonne di , e dunque il sistema non è risolubile. Queste considerazioni permettono di formulare il Teorema degli orlati: condizione necessaria e sufficiente affinché il sistema abbia soluzione è che il rango della matrice orlata sia pari a quello di .
Ad esempio, se , allora la matrice ottenuta orlando con è
Il rango della matrice orlata è pari a quello della matrice , pari a . Dunque il sistema ammette soluzione. Se la matrice orlata è
Il rango della matrice orlata è in questo caso , maggiore del rango di . Pertanto, il sistema non ammette soluzione.
Un’utile caratterizzazione dello spazio immagine si basa sulla seguente formula:
Tale formula stabilisce che lo spazio è somma ortogonale dell’immagine di e del co-nucleo di , essendo quest’ultimo definito come il nucleo della matrice :
L’operatore nella sta ad indicare che ogni vettore (per intenderci, un vettore dei termini noti) si scrive univocamente come somma di un vettore contenuto nell’immagine di e un vettore appartenente al co-nucleo, e che questi due vettori sono ortogonali tra loro. Se in questa scomposizione si ha , allora non può appartenere all’immagine di e pertanto l’equazione non è risolubile.
La implica anche che il co-nucleo ha dimensione pari a
Da un punto di vista operativo, la è sfruttabile quando sia nota una base di vettori per . Infatti:
Se , condizione necessaria e sufficiente affinché l’equazione ammetta soluzione è che soddisfi le condizioni
A titolo di esempio, il co-nucleo della matrice ha dimensione 2. Una sua base è, ad esempio, costituita dai vettori e . Condizione necessaria e sufficiente affinché l’equazione vettoriale ammetta soluzione è che le componenti di soddisfino le condizioni e . Tale condizione è verificata, ad esempio, se . In tal caso, una soluzione è . Essendo , non possiamo aspettarci che questa sia l’unica soluzione. Infatti si verifica immediatamente che anche è una soluzione, e che più in generale tutti i vettori della forma sono soluzione, dove ricordiamo che è un vettore che genera .